VIAGGIO D’AMORE
Era in ritardo di dieci minuti, il marciapiede affollato per tutta la sua lunghezza, il numero della prenotazione, era il posto quindici, della carrozza numero diciannove.
La corsa al posto, fu una battaglia, spintoni, gomitate, è bagagli che volavano dentro i finestrini, una signora si sentì male, è arrivò l’ambulanza, due intere famiglie, forse quindici persone, avevano occupato il bagno, è il corridoio con bagagli di ogni tipo.
Non fu facile convincere il tipo che era seduto al mio posto accanto al finestrino, ma poi si alzò, è andò via borbottando, è così che salutai i miei compagni di viaggio, la signora accanto a me, rossa di capelli, ben piazzata, doveva essere un metro e ottanta, e bella, molto bella, con gli occhi di ghiaccio, il viso senza trucco, è la pelle liscia come il marmo.
Ciao mi chiamo Elena, anche lei va al sud?
Fortunato dissi, lei è veramente una bellissima donna.
Grazie, ma non esageriamo, ci sono donne molto più belle, e comunque non ò capito il suo nome.
O mi scusi, forse non glielo detto, mi chiamano Marco, (è lei con uno splendido sorriso disse.)
Perchè ti chiamano? (dandomi spontaneamente del tu)
Ma perchè io da solo, non mi chiamo mai.
Bella battuta, me la devo ricordare, per i miei amici.
Lei ha molti amici?
Non molti ma sicuramente scelti, uno per uno, ma perchè mi dai ancora del lei, io prima ti ho dato del tu, se ti fa piacere.
Certo che mi fa piacere, ma non volevo essere troppo invadente.
Scherzi sono io l’invadente, tanto che i miei amici mi chiamano spazzaneve, ma non posso farci niente, mi piace troppo conversare, è così rompo le scatole a tutti quelli che mi stanno vicino.
Mi fa piacere, così durante il viaggio, non ci annoiamo, è comunque a me è sempre piaciuto parlare, perchè parlando si impara (diceva mio nonno).
Il mio diceva un sacco di proverbi, chi ha tempo non aspetti tempo, era quello che usava di più, ma anche, quando non ce il gatto i topi ballano, è tanti altri ancora che adesso non mi vengono in mente.
Certo se non ci fossero le persone anziane, ce ne vorrebbero almeno due per ogni famiglia, mio nonno sapeva tutto, gli si poteva fare qualsiasi domanda, che lui ti rispondeva sempre, è mia nonna, venivano tutte da mia nonna, chi a chiedere una cosa, chi l’altra, è lei dava sempre una risposta.
Ho portato dei panini, ne vuoi uno, io ho fame e comincio a spilucchiare qualcosa.
Grazie li ho portati anch’io, con l’ultima rosa marina rimasta, è un po di soppressata dell’anno scorso, vuoi assaggiare, è un po piccante, ma buona.
Squisita a me il piccante piace molto, ma ne assaggi uno di questi, certo non è come i tuoi, ma anche noi abbiamo i nostri bei sapori.
Non avevo dubbi, anche perche se così non fosse , mi sarei morto di fame, sono cinque anni che vivo al nord, e a dire il vero, nonostante tutto, mi sono trovato abbastanza bene.
Cos’e che non ti piace qui da noi.
Ma per esempio il clima, è sempre buio, nuvoloso, è un po triste, io amo il sole la luce, è poi il mare, al sud il mare è bellissimo, in alcuni posti si vede un euro fino a cinque sei metri di profondità.
Io forse, ci vengo a vivere in Calabria, se mi accettano il trasferimento, ci sono stata tante volte, conosco dei posti bellissimi, dalla costa alla
montagna, è tutto da godere, San lucido, Paola, Belvedere, Guardia, fino a Scalea, è poi ci sono i posti meno conosciuti, tutti splendidi, la montagna, sono stata a Camigliatello, Copanello, Silvana mansio, è Lorica, col suo lago Arvo, delle vere e proprie bomboniere, coi suoi prodotti locali che fanno venire l’acquolina al solo pensiero.
Grazie, detto da te che sei Piemontese, è una vera goduria, ma dimmi, dove verresti a vivere da noi?
Perche non l’ai ancora capito, il mare piace anche a me, è se trovo una casetta vicina ad una stazione ferroviaria, ho fatto tredici.
Te lo auguro con tutto il cuore, vedo dai tuoi occhi, quanto saresti felice.
E non sarei da sola, ma sarebbero sicuramente, felici anche i miei amici, che non vedono l’ora di levarmi di torno.
E che sei un terremoto? a me non mi pare.
Perche non mi conosci ancora bene, ma io sono più di un terremoto.
E dimmi, quando posso approfondire la tua conoscenza.
Certo non molto profonda, ma hai buone speranze.
Grazie, terrò presente con molto piacere, a proposito mio nonno diceva pure che, col tempo e con la paglia maturano le nespole.
Be io mi sento gia abbastanza matura, che dici?
Ma da quello che si vede, direi proprio di si, e poi diceva sempre mio nonno, non è bello ciò che è bello ma è bello quel che piace.
Questo lo diceva il nonno, lo sai che lo fai parlare troppo questo nonno, mi sembra di averlo qui vicino.
Si vede che allora il nonno, ha fatto un buon lavoro, come si dice dalle mie parti, a lavorato di fino, ed io ne sono molto contento.
Del nonno, o del fino?
Del nonno, è del fino.
Intanto, lo stridolio dei freni, preannunciava la prima fermata, è ci fu l’assalto ai pochissimi, è ultimi spazi rimasti, un signore che era seduto al primo posto, vicino al corridoio, disse per favore può vedere se c’e il carretto delle bibite vorrei una bottiglia d’acqua, ecco sta arrivando dissi, c’e qualche altro che vuole, un panino, o altro, che poi questo non si ferma tanto tempo.
Signor tutto fare, prenderesti qualcosa anche per me?
Ma certo Madam, cosa le posso offrire, ci sono bibite, biscotti, caramelle, gomme americane, tric è trac, castagnole, è tutti i fuochi di Natale messi insieme.
Un semplice caffè, grazie.
Un caffè con due effe per la mia amica, servito.
Grazie, ma perchè con due effe.
A questo è un’altro detto del nonno, vuol dire, fumante è forte.
Tu ne trovi sempre una nuova, è poi dici che sono del nonno, secondo me mi stai proprio prendendo in giro.
No non mi permetterei mai, era solo per ridere, ma se ti da fastidio, non lo faccio più.
Ma figurati, ti sei scordato che io sono spazzaneve?
No davvero? diesel o benzina?
Ma qualche volta, vado anche a petrolio
Perchè la versione a vapore è esaurita?
Te ne sei accorto anche tu che sono un po’ esaurita?
Siamo tutti esauriti a questo mondo, chi per un motivo,è chi per un’altro.
E ma io sono esaurita, almeno da cinque anni.
E sei stata sempre promossa?
Si sempre,quest’anno, prendo il diploma.
Auguri, a quando la festa, mi inviti.
Certo tu sarai l’ospite d’onore, per te preparerò lo scanno più alto,è avrai la prima fetta della mia torta preferita, sperando che ti piaccia.
Sarà la festa per il trasferimento.
La terrò in considerazione, mi hai dato un buon suggerimento, è se sarà così , ti farò conoscere tutti i miei amici.
Tutti i tuoi non molti amici? riuscirò a ricordarmi tutti i loro nomi?
Si anche i cognomi, se vuoi ti spedirò la lista insieme a l’invito.
Ma dimmi sono tutti amici o c’e in mezzo un amico speciale?
Questi che sono rimasti sono tutti speciali, gli altri quelli che sembravano speciali, sono scappati ad uno ad uno, come sono arrivati.
Ed è passato molto tempo, dall’ultimo che à alzato i tacchi.
Sono cinque anni, come gli anni del mio esaurimento, noi donne quando pigliamo una batosta, ce la portiamo appresso per un po di tempo, adesso è passata, come vedi ne parlo tranquillamente, sai il mio di nonno diceva, che il mondo gira è noi dobbiamo girare intorno al mondo, o andiamo fuori fase.
Vedo, che anche tu fai parlare tuo nonno molto spesso, è comunque, tuo nonno aveva ragione, bisogna girare intorno al mondo, o si perde il turno.
Il treno incominciò a rallentare improvvisamente, è poi sì fermò in aperta
campagna, all’orizzonte le nuvole, si incrociavano in strani disegni, che formavano altre fugaci visoni, è il brusio dei passeggeri era così alto che bisognava quasi gridare per farsi sentire.
Cosa pensi sia successo, sono più di dieci minuti che siamo fermi.
Non so può essere successo di tutto, un guasto, la linea occupata, oppure un incidente, chi può saperlo.
Mentre gli altri passeggeri facevano le loro ipotesi, uno stava raccontando che, una volta, furono bloccati per cinque ore, perchè , dovevano estrarre una bomba, nelle vicinanze della ferrovia, unaltro raccontò di quando, vennero trasbordati con i pulman fino a Firenze, è poi alloggiati in albergo fino al giorno dopo, la signora, seduta di fronte a me, cominciava ad agitarsi, doveva andare al matrimonio della nipote a Reggio Calabria, è il figlio che gli sedeva accanto cercava di calmarla, intanto era già passata la prima ora, è le grida dentro il corridoio, erano diventate quasi insopportabili.
Come si fa per andare in bagno, disse Elena, è la mia dirimpettaia, si offrì di accompagnarla.
Fu un’impresa arrivare fino al bagno, è poi fare la fila per aspettare il turno, è quando ritornarono, era già superata la seconda ora di attesa, le luci si erano abbassate, in chiaro segno di risparmio, il riscaldamento non era più bello forte, è le proteste, si facevano più vivaci.
Certo non è una bella situazione, ma in compenso ci dovranno rimborsare tutti i biglietti, ceniamo che dici.
Dico che io ciò ancora due panini con la soppressata, uno con la rosa marina, un pacchetto di biscotti, è una bottiglia d’acqua, che ti posso offrire.
Io ne ò uno col salame, uno mozzarella e pomodoro, è mezza bottiglia d’acqua, tu che vuoi, facciamo scambio? io ti do la mozzarella, è tu mi dai la soppressata.
In che senso scusa.
In quello mangereccio, solo in quello mangereccio, la domanda non era allusiva.
Io coglievo volentieri la allusione.
Non cogliere, è mangia.
Preferisco la rosa marina , il piccante mi rende più allegro, ed io non mi voglio arrabbiare, già ne abbiamo il corridoio pieno di gente arrabbiata, ci manco solo io.
Ma poi chi te lo fa fare, tanto con la tua arrabbiatura, il treno sempre fermo resta, u sta partendo, vuoi vedere che ti à sentito il capotreno è si e messo paura?
Dici che gli ò fatto una brutta impressione?
Macche tu davvero ci credi, io lo dicevo per scherzare, siamo stati due ore è mezza fermi, desso ci dobbiamo riprendere, dalla depressione.
E chi era depresso, io non di sicuro, certo se non fosse successo, era meglio, anche perchè nessuno ci à detto niente di quello che è accaduto, magari lo leggeremo domani sui giornali.
Perchè tu leggi pure i giornali?
No a me arrivano direttamente i segnali di fumo, che mi informano muovendo le nuvolette.
Non ti sarai mica offeso, scusa ma non era mia intenzione.
Aspetta che mi guardo allo specchio, vediamo se ciò la faccia dell’offeso, non mi pare.
Però non ai lo stesso sorriso di prima.
Va bene allora sono arrabbiato nero, e guai a chi mi tocca, ci vorrebbe piuttosto un bel caffè.
Aspetta adesso prendo la moca è te lo faccio.
Mi raccomando che sia con due f fumante, è forte, eccolo che si riferma, se resta fermo più di dieci minuti, vado dal capotreno, anche per sapere cosa succede, non è possibile non sapere cosa è successo.
Lo dicevo io che sei un po arrabbiato, comunque ai ragione, ed avrai tutto il mio appoggio.
Anzi perchè aspettare dieci minuti, ci vado subito, noi non sappiamo niente come voi disse il capotreno, ma io ero intenzionato ad andare avanti, gli chiesi il numero delle ferrovie, è dopo varie scuse mi dette un numero verde, che dopo prove e riprove, finalmente l’addetto mi disse che c’era stato un incidente, e che saremmo andati a rilento almeno fino a Genova, si prospettava una lunga notte, fatta di piccoli tragitti, è lunghe fermate, è mentre a fatica rientravo nel mio scompartimento, avvisavo quelli del corridoio che cominciarono a scendere dal treno in aperta campagna.
Marco cosa è successo? perche scendono tutti?
Vanno a sgranchirsi le gambe, vuoi scendere anche tu?
Solo se mi accompagni tu, da sola non ci vado, che se poi parte il treno, come faccio.
Perchè in due come facciamo, lo perdiamo in due, è ce ne andiamo per campagne?
Be se fosse almeno estate, una bella passeggiata, magari sotto la luna.
Cos’e un invito, guarda che accetto subito, te lo detto che sei bella?
Ai cominciato col dirmi che sono bella, te lo sei dimenticato?
No ma è un modo per ripeterlo, mi piaci molto. Un abbraccio forte fece scattare il primo bacio, un secondo, un terzo fino al fischio prolungato del treno, che annunciava la ripartenza, salimmo mano nella mano, è tutti ci guardavano come animali rari.
Che dici ci anno visto, è non gli e piaciuto lo spettacolo, o sono un pò invidiosi di noi?
Che vuoi che me ne freghi, loro possono pensare quello che vogliono.
E io, ti interessa quello che penso io?
Credo che tu pensi quello che penso io.
Presuntuoso io penso da sola, ed è meglio che non te lo dico quel che penso.
Io lo so quel che pensi, ma magari è meglio che non te lo suggerisco. Allora è vero che sei presuntuoso, che fai, leggi nel pensiero, adesso. Andavamo abbastanza veloci, è le luci in lontananza preannunciavano una nuova fermata, che poi si confermò, eravamo finalmente a Genova, dall’alto parlante ci annunciarono che il treno si sarebbe fermato pochi minuti, è si scatenò l’assalto al carrettino dei panini, io scelsi di andare al bar, presi quattro panini, due birre, una bottiglia d’acqua, una scatola di biscotti, caramelle gomme, è una boccetta di caffè, il treno stava già partendo, ed io salii appena in tempo.
Pensavo che non ce la facessi, io ti avrei aspettato alla prossima fermata fino al prossimo treno.
Ma magari ci saremmo rintracciati diversamente.
Tu non mi conosci, ma io non mollo, magari per questo mi mollano, ma io non mollo.
E chi molla, a me sai come mi chiamano?, mi chiamano tenaglia, è non certo perchè sono tirchio anzi, credo di essere abbastanza generoso.
Di questo ne sono quasi certa, ai gli occhi sinceri.
I tuoi sono castani, è rendono più profondo il tuo viso, a proposito ti ò detto quanto sei bella.
Hai cominciato col dirmi che sono bella, è questo e stato molto interessante per me.
Che vuol dire che non te la detto mai nessuno?
Solo qualche volta, sempre con gli sguardi, i mugugni, è qualche volgarità, ma mai così chiaramente, è guardandomi negli occhi, per me è una assoluta novità.
Mi fa piacere di essere stato il primo, per mia fortuna.
Perchè per tua fortuna?
Ma se ci fosse stato qualcuno bravo, tu non saresti qui con me in questo treno, che ci unisce in questo viaggio, forse chissà il destino, ma io non ci credo molto, io credo di più alla sincerità, alla lealtà, è alla verità, che prima o poi esce sempre fuori, quindi perchè non dirla subito.
Sei un poeta, è mi piaci sempre di più, e poi anche tu sei bello, forte, colto, è calabrese, che per me è la qualità migliore.
Adulatrice, se fosse così, il mondo sarebbe popolato da persone intelligenti, invece, come dice sempre Costanzo, la madre dei cretini è sempre incinta.
Ti piace Costanzo? a me à fatto molta compagnia, è o imparato tante cose, esempio da giovane, non ero molto solidale, col prossimo, adesso al contrario, quando posso, faccio volontariato.
Brava, è un’altro punto a tuo favore, se anche ce ne fosse bisogno.
Allora sei innamorato.
Te lo detto, mi piaci ma innamorato, è un parola ancora troppo grossa, anche se dicono di amori a prima vista, bisogna sempre verificare.
Allora devo aspettare, sarò paziente non mollo.
Già tu non molli mai, anche se per un momento, ò creduto che tu stessi scappando da qualcosa, o da qualcuno, da lasciare alle spalle.
Bella intuizione, diciamo che mi sono finalmente sganciata, da una insostenibile situazione, voglio davvero trovarmi una casetta in Calabria, sul mare, sono stanca di vivere dove si fa tutto di corsa, dove tutti corrono, per andare, per tornare, è corrono pure per stare fermi, ò bisogno di calma, di dimensioni più umane, se questo è scappare, è vero sto scappando.
Ti sei un po arrabbiata, non pensavo, che ti potesse toccare tanto.
Non ti preoccupare, è già tutto passato, guarda chissà dove stiamo c’è una stazione, Grosseto, che bello, la Toscana, si mangia benissimo in Toscana, una volta che con i miei amici, abbiamo visitato Firenze, ò mangiato una fiorentina di tre etti, io che non mangio tanta carne, un mio amico ne mangiò una di mezzo chilo.
A me, più che la carne, piace il vino, buono mi ricorda un po il nostro vino, corposo, è forte, il nostro è più scuro, ma il gusto, è quasi uguale, certo io non sono un esperto, ci saranno sicuramente altre varianti.
Guarda il mare, è bello anche quando è agitato, le onde formano delle sfumature sempre diverse affascinanti, le guarderei per ore.
Si tu guarda, io dormo, che fra un pò, spunta di nuovo l’alba.
Antipatico, io voglio parlare, non ò sonno.
Abbracciandola teneramente, dissi, guarda, dormono tutti, non possiamo disturbare, si strinse dolcemente a me, è chiuse gli occhi. dormimmo un pò, fino a Civitavecchia, poi finalmente, il treno si incominciò a svuotare, nello scompartimento restammo solo noi, è la signora col figlio.
C’è ancora un po di caffè.
Credo di no, ma possiamo prenderlo caldo dal carrettino.
Chissà se anno pure le brioche.
Scendendo ci trovammo davanti, un vero bar viaggiante,
Io prendo un cappuccino,è una brioche, tu che vuoi?
Anch’io, ma voglio comprare ancora qualcosa, un giornale, l’acqua, è quei cioccolatini, questa volta pago tutto io.
Va bene, la prossima fermata, è Roma, mi farei volentieri un giro per Roma, l’o detto tante volte, è non lo fatto mai.
Anch’io mi farei un bel giro, per i posti più rinomati di Roma.
Ti andrebbe bene, un bel ragazzo come accompagnatore?
E chi sarebbe il bel ragazzo?
Ti rifaccio la domanda, ti potrei andare bene, come cicerone?
Come vuoi, a tuo rischio è pericolo, allora scendiamo a Roma?
Certo, io mi incomincio a preparare, anche se non ci vuole molto, porto solo una valigia è la borsa, ti aiuto a prendere le tue borse?
Sei sicuro che vuoi fare questa cosa? non vorrei che magari poi ti rompi, io non sono così come sembro, sono una gran rompiscatole, è alla fine ti potresti pentire.
Al massimo non potrei essere molto soddisfatto, ma pentirmi mai.
Allora scendiamo, è ci buttiamo nell’olimpo della cultura, o voglia di vedere qualche bel museo, o una mostra, magari di qualche pittore famoso, naturalmente, la cosa più bella è che, faccio tutto questo con te, sperando di non deluderti.
Un tax ci portò verso il centro della citta, è poi verso la periferia, hotel Maria, tre stelle, Elena si affrettò a scendere dal tax, è chiese una matrimoniale, il tipo della direzione, mi disse, mi da pure il suo documento, è lei con uno sguardo dolcissimo, mi fece capire che era tutto a posto.
Restammo in camera a fare (conoscenza) fino a sera, erano le ventidue quando, decidemmo di andare a cena, gnocchi per primo spezzato di vitella al sugo, per secondo, carciofi alla giudia per contorno, annaffiato con un vinello dei castelli romani, che scendeva, è si sposava benissimo con tutto il pasto, è poi un giro per il centro, nei vicoli del Panteon, piazza navona, campo dei fiori, è piazza argentina. Erano le tre del mattino, ci incamminammo verso l’hotel Maria, con l’occhio vigile alla ricerca di un tax, che a quell’ora passavano tutti occupati, è così decidemmo di chiamare il numero dell’informazioni telefonica, è finalmente arrivò Ulisse quattordici.
Ho un sonno che non mi reggo in piedi, speriamo che ci fanno dormìre un po, almeno fino a mezzogiorno, e poi......va bene.
Per me va bene come dici tu.
Ci abbracciammo in un sonno profondo,erano le quattordici quando ci svegliò lo strillo del suo telefono, era uno dei suoi amici che sicuramente gli voleva molto bene, la rimproverò per non averlo chiamato, ma quando capì che stava in compagnia, ne fu felice è si scusò per il disturbo, disse che si sarebbero sentiti dopo, è chiudendo la comunicazione salutò anche me, scusandosi ancora, ci groggiolammo tra un bacio e una carezza, è poi ancora, ci coccolammo dolcemente, fino a che lo stomaco non rumoreggiava ad alto volume, i morsi della fame, spezzarono quell’atmosfera che forse tutti e due cercavamo. Marco dove andiamo a mangiare, a quest’ora, credo che i ristoranti siano in pausa.
Cara ci restano sempre le pizzerie a taglio, quelle è sicuro che non chiudono mai.
Sono solo cara, speravo a qualcosina di più, ma per adesso va bene così.
Infatti solo per adesso spero.
U ligniu quannu e vierdi, fa fumu, è nun sa’ppiccia, anche questo, diceva mio nonno.
C’e lai una foto di tuo nonno? non è che per caso gli rassomigli?
Forse un po, io la prendo con la mozzarella tu come la vuoi?
Con le verdure va bene, andiamo al colosseo? vorrei vedere i fori imperiali, è piazza Venezia.
Tutto insieme, o uno alla volta?
Cretino, perchè mi prendi in giro, siamo a Roma, è vorrei vedere anche il Vaticano.
Va bene, da dove cominciamo, anche se penso che siano tutti vicini.
Cominciamo,dal vaticano,è poi vediamo.
Ieri o visto il 64 che arriva al Vaticano.
Era buio quando siamo arrivati, la facciata, il colonnato, la cupola, le statue dei santi, è la piazza, che in televisione sembra tutto più piccolo, li ci anno lasciato a bocca aperta, era così bello che abbiamo gironzolato sotto il colonnato fino a notte fonda.
Voglio salire fino alla più alta balconata della cupola, mi anno detto che è possibile, magari domani.
Mi dispiace tanto, ma io avevo pensato di ripartire domani, anche perchè credo che poi scadono i biglietti, ma possiamo sempre tornarci, un’altra vola, in un’altra occasione.
Purtroppo di occasioni belle, se ne incontrano poche, è questa e una delle poche.
Torniamo in albergo, non essere triste, ti prometto che per quanto mi riguarda, ci voglio tornare a Roma, ed è sicuro che lo voglio fare con te, questi giorni mi stanno ripagando di tutto quello che non ho avuto fino adesso, se anche tu lo vuoi si intende.
Io ti prometto di restare sempre un tuo carissimo amico
Ripartimmo dalla stazione Termini, è lasciammo il cuore alla città eterna, credo che mai ci fu termine più appropiato, eravamo rimasti solo poco tempo, ma era bastato per farci innamorare delle sue strabilianti bellezze.
Non essere triste, vedrai che il posto dove ti porterò, ti ripagherà della delusione per la partenza.
Sono curiosa di conoscere questa sorpresa, anche se mi è dispiaciuto molto, mi è già passata, tanto ai promesso che ci torneremo insieme, a me sta gia bene così.
Il treno era quasi vuoto, ed un signore che era nello scompartimento con noi, dopo un pò, cambiò carrozza, è noi restammo soli, a scambiarci tenere
effusioni,
Alla stazione di Frosinone, c’era un pò di aggitazione, alcuni operai, avevano occupato i binari, è non ci lasciavano passare, poi dopo un po venne uno che pur dandogli ragione, li convinse a lasciare liberi i binari.
Anno ragione, non si può licenziare la gente così, è poi in pieno inverno.
Perchè d’estate si può.
Che c’entra l’estate c’e più possibilità, mentre d’inverno, la gente non sa davvero cosa fare, è poi dicono che aumenta la delinqueza.
Non pensavo che te la prendessi tanto, mi fa piacere, è un’altra cosa in comune.
Cosa pensavi che fossi, una bacchettona forse, io ho sempre lavorato,è gli scioperi li ho fatti anch’io cosa credi, in fiat ero delegato sindacale, è quando mi anno messa in cassa integrazione, i miei compagni mi sono stati molto vicini.
Ai capito? e pensare che c’e gente che crede che i sindacalisti, sono più protetti, è non vengono mai licenziati.
Col cavolo protetti, sono i primi a essere sbattuti fuori.
Lo so bene io che di battaglie no fatte tante.
Fra poco dovremmo essere a Napoli, sento il profumo del mare, potremmo scendere, mangiarci una pizza, è poi ripartire.
Io ho una fame che mi mangio pure il pizzaiuolo.
Allora scendiamo?
Dai prendiamo qualcosa alla stazione, altrimenti non arriviamo più in Calabria.
Va bene non esageriamo, anch’io penso che e meglio così.
Speriamo che si fermi abbastanza, da prendere almeno qualche panino.
Si poi a Napoli ci sono sempre le carrettelle, non moriremo di fame.
Eccoci arrivati, siamo a piazza Garibaldi, adesso ci penso io, tu aspettami quì io scendo e faccio in un minuto.
Panini, pizzette, è acqua minerale il pranzo delle due e quaranta di notte, ma dopo stavamo meglio, Elena si addormentò subito dopo abbracciata a me, ed io l’o coperta col mio cappotto, alle prime luci dell’alba, il mare mosso aveva dei riflessi bellissimi, la schiuma del mare restava per qualche attimo attaccata agli scogli, creando degli effetti molto particolari, è suggestivi, a Salerno non si fermò, proseguendo la corsa costeggiando il mare che era sempre più agitato, stavo vivendo una situazione surreale, io che solo quattro giorni prima, ero partito da Torino, forse perchè stanco, della solitudine che stavo vivendo in quella città che fino ad ora mi aveva offerto solo la possibilità di lavorare, è nient’altro, avevo passato più di cento ore in compagnia di quella donna che stavo tenendo teneramente fra le mie braccia, non ci credevo, è pure era lì, si era affidata a me, come se mi avesse sempre conosciuto.
Buon giorno, quanto ho dormito? dove siamo.
Stiamo arrivando a Maratea, ma non so se si ferma, a Salerno non là fatto, l’ai visto il mare?
E bellissimo, a me piace quando è così agitato, crea delle figure bellissime
e poi si depura, si ossigena, è i pesci si rigenerano, in ambienti nuovi è più puliti.
Salute, abbiamo una studiosa degli ambienti marini, è non solo quelli spero, non si è fermato nemmeno Maratea, arriveremo prima a Paola, è li finalmente potremo fare colazione, tu hai qualcosa da fare per oggi?
Io posso fare tutto quello che vuoi tu, spero che non vorrai mollarmi alla stazione, sarebbe una grande delusione per me.
Che dici sei scema, io ti voglio portare a casa mia, voglio farti conoscere i miei parenti, è se vuoi puoi restare con me.
Allora siamo fidanzati, è così che si dice in Calabria.
Cosa conta se siamo o non siamo fidanzati, per me conta solo che ho voglia sempre di più di stare con te.
Guarda che con tutte queste dichiarazioni, mi fai innamorare sempre di più.
Perchè sei innamorata, aspetta di conoscermi meglio, magari ho qualche difetto nascosto.
Starei con te con tutti i difetti del mondo, se tu li avessi di certo non potresti nasconderli così bene da non tradirti mai, io osservo tutto, è tu sei troppo tenero per essere un farabutto.
Non avevo mai ricevuto una dichiarazione d’amore così bella, anzi non avevo mai ricevuto una dichiarazione d’amore, grazie.
Qualche coccola qualche bacio, è in silenzio la vista del mare che si era un pò calmato era molto bello, ed io pensai ai miei familiari, che pure mi stavano aspettando da un paio di giorni, dovevo presentargli Elena, ma come, gli dicevo che era un’amica, ferendo certamente lei, o dicevo la verità, magari nella disapprovazione dei miei, che avevano contato su di me per la loro vecchiaia, decisi di dire tutta la verità, ero sicuro che mi avrebbero capito, è non avrei inclinato quel sentimento puro che era nato fra me ed Elena.
Stiamo arrivando, come ti ho detto questi sono i posti che mi piacciono di più in assoluto, l’aria, la cucina, il clima, è la gente, quì bastano per vivere,
puoi mangiare, pomodori, è cipolle, un fico d’india, è stai benissimo, al nord, è tutto precotto, inbustato, sigillato, è poi se domandi l’ora a qualcuno, ti risponde di corsa, è non capisci mai quello che ha detto.
Il treno si fermò dolcemente, senza i soliti scossoni, mentre dall’altoparlante, una voce femminile, diceva Paola, stazione di Paola, coincidenza per Cosenza in partenza dal binario uno, se vuoi è il nostro dissi.
Io sono pronta ma prima vorrei riposarmi un po, prepararmi, per presentarmi ai tuoi in modo decente, insomma voglio che mi accettino a prima vista, credo che la prima impressione sia importante per tutti.
Va bene, possiamo restare qui per oggi, è stasera andiamo a casa.
Trovammo un albergo vicino alla stazione, è dopo una doccia ed un caffè, facemmo un riposino.
Era passato mezzogiorno, quando ci svegliammo, è non avrei mai pensato, di ricevere da Elena, una notizia poco gradita.
Senti Marco, io non sono pronta ad affrontare questa prova, per me è troppo importante, è forse e meglio se ci conosciamo meglio prima.
Restai senza parole per un attimo, ma poi mi ripresi, è senza dire niente, pensai che forse era meglio così, era giusto che avesse dei dubbi, infondo anche se eravamo stati insieme, non eravamo che due sconosciuti.
Come vuoi se non te la senti, non ti posso certo obbligare, è come diceva mio nonno diamo tempo al tempo, è poi se son rose fioriranno, ma diceva pure, chi ha tempo non aspetti tempo.
Certamente tuo nonno era un saggio, prendiamone esempio
Partii tranquillo, è prima di arrivare a casa, avevo già ricevuto unif’inità di squilli dal suo telefono, voleva segnalarmi la sua presenza, ma io non la chiamai fino a sera quando finalmente ci fu una chiamata vera.
Ciao, sei arrabbiato.
No proprio arrabbiato no, ma avrei preferito che tu fossi qui.
Come posso fare per farmi perdonare, io non voglio stare qui da sola, mi vieni a prendere? non riesco a stare senza di te.
Andai di nuovo a Paola con la macchina prestatami da un mio parente, è la trovai in lacrime, non finiva mai di chiedermi scusa, di dire che era stata una cretina, che avrebbe come al solito rovinare tutto, la rassicurai, gli dissi che non la avrei mollata, è lei ne fu felice, arrivammo molto tardi, ma ormai tutti ci stavano aspettando, fu accolta con tutte le premure come se fosse già una di famiglia, ringraziò tutti ad uno ad uno, è si presentò dicendo, se volete da questo momento farò parte della vostra famiglia, è mio zio che era ritenuto l’iteligente della famiglia, disse, della nostra famigla, è tutti scattarono in un applauso al coro di bacio bacio bacio, timidamente si avvicino a me, è mi diede un bacio sulla guancia, è fu così che mi ritrovai ufficialmente fidanzato con Elena, senza averglielo nemmeno chiesto.
passammo giorni di grande complicità, nella curiosità dei paesani, che ci chiedevano, quando, dove, è come ci eravamo conosciuti, è la domanda più frequente in assoluto, era, quando vi sposate, mettendomi, in imbarazzo, ma per fortuna a questo rispondeva sempre Elena, diceva per adesso stiamo troppo bene così, per rovinare tutto con il matrimonio, poi si vedrà, tanto che mi mandò a chiamare il prete, che mi disse, questa è una comunità cattolica, qui la gente si sposa prima di convivere sotto lo stesso tetto con una donna, non mi sarei mai aspettato date una cosa simile, è poi in casa di tuo padre, è di quella santa donna di tua madre.
Va bene don....... fra qualche giorno ce ne andremo, così lei potrà continuare a pascolare le sue pecorelle.
Non venire più, prima di sposarti, qui la gente vuole stare in pace di Dio.
Anch’io mi sentivo in pace con Dio, è raccontai tutto ad Elena, ne restò dispiaciuta, disse che non pensava che la nostra storia potesse dare fastidio a qualcuno, è comunque non stavamo facendo niente di male, disse che volere bene a una persona non è peccato.
Continuammo la nostra vacanza, girando i posti più caratteristici della provincia, abbiamo mangiato è bevuto le pietanze più buone, è i vini migliori, ma purtroppo era arrivato il momento di partire, è già dal giorno prima, Elena cominciò ad essere un pò triste.
La cerimonia della partenza, fu molto forte, mia madre ed Elena si abbracciarono fortemente, si dissero delle cose fra di loro, è anch’io abbracciai forte i miei genitori che mi raccomandarono di trattare bene Elena.
Aveva fatto più colpo lei di me, era stata accettata da tutti, ma maggiormente dai compaesani che l’avevano squadrata tutta, dai piedi ai capelli, con apprezzamenti che non oso nemmeno pensare.
Il treno viaggiava a grande andatura e lei aveva detto solo poche parole da quando eravamo partiti.
Hai una bellissima famiglia, in questi giorni mi sono sentita come avvolta da un grande abbraccio, sono stati tutti carini e avvolgenti, mi dispiace di non poterti offrire una altrettanto bella famiglia, io ho solo un fratello, ed è pure scorbutico.
Un fratello è pur sempre tale, quindi è meglio un fratello scorbutico che niente, sai si sta male da soli, c’e chi dice che l’amore fraterno, si vive intensamente anche a distanza, ed io lo posso testimoniare, che sento molto la presenza di mio fratello, è di mia sorella anche se poi in fondo non li vedo quasi mai.
H’ai ragione ma io vorrei averlo un po più vicino, è magari passarci un po di tempo insieme.
Stiamo arrivando a Salerno, vuoi mangiare qualcosa?
Meglio di no, in questi giorni ò approfittato troppo, mi sento già un po più pesante, ed è meglio che inizio un po di dieta.
Io credo che un po di caciocavallo non ti farà certo ingrassare, ma se non lo vuoi non fa niente, mangerò io anche il tuo panino.
Tentazione delle tentazioni, quando arriviamo a casa dovrò andare subito in palestra, o diventerò una bufala ripiena di tutte le buone cose che ci anno fatto portare, speriamo che non si rovinino durante il viaggio.
Sono cinque anni che faccio questi trasporti è non si è mai rovinato niente, almeno nell’arte della conservazione alimentare, possiamo dire che siamo proprio bravi.
Salerno stazione di Salerno, è in partenza dal binario due, via Napoli, Roma, Genova, treno espresso per Torino Porta nuova.
Mi affascina sempre lo spiccher che annuncia gli arrivi e le partenze, senza questa voce sembra che manca qualcosa al viaggio, anche se per la prima volta sento di avere avuto qualcosa in più.
Che fai mi ai preso per una cosa, brava.
Scusa non volevo dire una cosa ma la cosa più grande che mi potessi aspettare, grazie.
Qui non si parte vuoi un caffè.
Si, ma perchè sei arrabbiato, non volevo offenderti non me lo sognerei mai, volevo farti un complimento, ma ho sbagliato a parlare, sai io non sono molto brava a dire le cose, è poi ogni tanto per fare le cose per bene
mi sbaglio e rovino tutto.
Non ti preoccupare, non sono arrabbiato io sono sincero se ci fosse qualcosa te lo direi, mi da fastidio che ci sono queste fermate molto lunghe, se va così ci mettiamo cinque giorni per arrivare a casa, ed io domani dovrei essere già al lavoro, la vacanza è finita, è ricomincia il tran tran, approposito tu ai da fare in questi giorni, o puoi stare a casa mia?
Se tu vuoi io ci sto sempre a casa tua.
Allora benvenuta a casa nostra.
Anche se io mi tengo pure la mia?
Certo sennò quando ti lascio dove te ne vai?
A perche tu sei sicuro che mi lasci?
Sicuro quando tu ti stanchi io ti lascio che devo fare.
Se io mi stanco tu devi insistere.
Perche se mi stanco io tu insisti.
Io se tu ti stanchi insisterò a oltranza fino che non cambierai idea.
Siamo a Napoli, mi piacerebbe scendere, è andare a mangiare una pizza ma purtroppo come si dice il tempo e tiranno, è dobbiamo proseguire.
Adesso vorrei un panino, con la rosamarina bella piccante, è un bicchiere di vino così poi mi addormento è mi sveglio a Torino.
Eccoci pronti, panini, sardella, è vino al fiasco, la cena e servita.
Mangiammo in silenzio uno di fronte all’alto, visto che nello scompartimento non c’era nessuno, poi abbiamo disteso i sedili, è ci siamo stesi vicini.
Buona notte, è mi raccomando mentre io dormo tu veglia su di me.
E se mi dovessi addormentare?
Sono sicura che lo farai con un occhio solo, smack.
Elena si addormento subito, ed io incominciai a pensare alla nuova condizione che mi ero venuto a trovare, ormai abituato a vivere da solo, adesso mi trovavo con una fidanzata attaccaticcia che forse mi avrebbe complicato un po la vita, ma Elena mi piaceva, sembrava sincera, è molto affezionata, notava subito i miei cambiamenti di umore, è si adattava immediatamente, pensai che ne valeva la pena, è poi era ormai tempo di farsi una famiglia, non potevo stare solo ancora per molto, era giusto così.
Dove siamo abbiamo passato Roma?
Si da poco, ma tu continua a dormire.
Si accovacciò con la testa sopra il mio braccio destro, è si addormentò di nuovo, lasciandosi cullare dal dondolio del treno, era serena si vedeva dal viso disteso rilassato.
Ci svegliò il controllore, entrò come un bisonte aprendo la porta di scatto, è urlando biglietti prego, gli dissi che poteva essere pure più delicato, è lui per tutta risposta mi disse che se non volevo essere disturbato potevo prendere il vagone letto, gli diedi i biglietti dicendogli che l’educazione era una altra cosa che lui evidentemente non poteva capire.
Intanto eravamo arrivati a Grosseto.
Elena si è riaddormenta subito, io invece non riuscivo più a prendere sonno, anche perché ogni tanto passava è ripassava uno strano personaggio, andava avanti e indietro, è non pigliava pace, eppure i posti avanzavano c’erano una o due persone per ogni scompartimento, è così che non stavo molto tranquillo, certo non per me ma con me c’era Elena ed io avevo il dovere di proteggerla, è intanto facevo rifacevo mentalmente i spostamenti dei mobili di casa, ma più precisamente della mia piccola stanza da letto, non avrebbe mai potuto contenere un letto grande, ma uno un po’ grande si allora pensai a uno di quei letti da una piazza e mezza, forse sarebbe stata la soluzione giusta, senza scervellarsi tanto.
Dove siamo arrivati, ciò tutte le ossa rotte su questi sedili storti.
Stiamo per arrivare a Genova, credo che fra un po ci siamo.
Quando arriviamo mi devo fare un bagno di due ore mi sento tutta appiccicata ai vestiti.
Riaggiustammo i sedili, è ci preparammo all’arrivo a Genova dovevamo almeno prendere un caffè, è una bottiglia d’acqua, sembrava che stessimo arrivando ma dietro una curva c’era sempre un’altra curva, ed io avevo la gola sempre più secca, è la bocca impastata, finalmente arrivammo a Genova ma non c’era il solito carretto con le bevande, e così che dovetti scendere e andare al bar per prendere qualcosa, comprai due bottigliette d’acqua visto che non c’erano bottiglie grandi, è due caffè, tornai di corsa al treno mentre lo spiccher ne annunciava la partenza.
Ci accucciammo ancora una volta stretti l’uno con l’altra, nel treno non c’era quasi nessuno, è andò liscio fino a Torino dove arrivò elle otto di mattina con pochi minuti di ritardo.
(In quei giorni avevo pensato tante volte a quando Elena avrebbe visto realmente il mio rifugio da emigrante, piccolo, stretto, a piano terra con la finestrella quasi sulla strada, i bambini che facevano casino a tutte le ore, è le mattonelle del bagno di mille colori e dimensioni) .
Prendemmo un tax andammo prima a casa sua a lasciare il bagaglio disse, ma quando arrivammo scaricammo anche le mie valigie, non ti preoccupare disse qui ce posto, è puoi stare quanto ti pare in pina libertà, questa è casa tua, (come se avesse capito quello che stavo pensando prima) scusa ma non avevamo detto che venivi tu a casa mia?
Si ma tu ai pure detto che casa tua e piccola, meglio stare qui che è un pò più grande, che ne dici non ti vedo molto convinto.
No niente e che mi trovo un po’ in imbarazzo, tu mi fai queste sorprese, comunque se va bene a te, non ce nessun problema.
Una doccia veloce, è poi via a sistemare la giornata con un giorno di permesso visto l’orario, è poi a (casa) mia per dare una sistemata e fare un po’ di pulizie, mi chiamò al telefono per avvisarmi che non potevamo pranzare insieme che non poteva tornare prima di sera, ciao disse senza dirmi altro.
Ritornai a casa sua a prendere i miei bagagli, è nel pomeriggio la chiamai diverse volte, ma il suo telefono era sempre irraggiungibile.
Ma poi un giorno dopo tanto tempo, squillò di nuovo il mio telefono.
Parlammo a lungo, fino a che non sentimmo il bip della batteria, è allora lei mi disse di essere molto felice di aver ritrovato un AMICO.
AMICO
È stato un grande amore
Di gran complicità
Ma il tempo piano, è lento
Inesorabilmente a fatto ribalta
amico non mi basta,
io cerco un’altra cosa,
io cerco un’altra intesa,
un poco misteriosa,
io sono un’altra pasta,
io sono un’altra cosa,
un poco ambiziosa,
e proprio quella cosa,
che tieni troppo stretta,
la vita corre in fretta,
tu ai dato la disdetta,
ed io sto qua che aspetto,
ma adesso sono stanco,
e guardo di fianco,
se qualche volta manco,
tu non mandarmi in bianco.
giovedì 4 settembre 2008
giovedì 3 luglio 2008
la fattoria
LA FATTORIA
AVEVO UN GATTO ROSSO
CHE IVECIE DEL MERLUZZO
LUI SI MANGIAVA L’OSSO
AVEVO UN CANARINO
CHE INVECE DI CANTARE
FACEVA UN FISCHIETTINO
AVEVO UN CAGNOLINO
SPUTAVA L’ACQUA FRESCA
E SI BEVEVA IL VINO
AVEVO UNA CAPRETTA
CHE INVECIE DEL TRIFOGLIO
MANGIAVA IL PANE A FETTA
AVEVO UN CAVALLINO
CHE NON MANGIAVA ALTRO
VOLEVA IL CAVOLINO
POI CERA IL MAIALINO
NON DISDEGNAVA NIENTE
LUI ERA IL MACININO.
AVEVO UN ORSACCHIOTTO
CHE TRISTE POVERINO
FACEVA IL PISOLINO
E CERA LA GALLINA
CHE NERA E DISPETTOSA
LASCIAVA LA PANNOCCHIA
E SI METTEVA IN POSA
AVEVO UN GATTO ROSSO
CHE IVECIE DEL MERLUZZO
LUI SI MANGIAVA L’OSSO
AVEVO UN CANARINO
CHE INVECE DI CANTARE
FACEVA UN FISCHIETTINO
AVEVO UN CAGNOLINO
SPUTAVA L’ACQUA FRESCA
E SI BEVEVA IL VINO
AVEVO UNA CAPRETTA
CHE INVECIE DEL TRIFOGLIO
MANGIAVA IL PANE A FETTA
AVEVO UN CAVALLINO
CHE NON MANGIAVA ALTRO
VOLEVA IL CAVOLINO
POI CERA IL MAIALINO
NON DISDEGNAVA NIENTE
LUI ERA IL MACININO.
AVEVO UN ORSACCHIOTTO
CHE TRISTE POVERINO
FACEVA IL PISOLINO
E CERA LA GALLINA
CHE NERA E DISPETTOSA
LASCIAVA LA PANNOCCHIA
E SI METTEVA IN POSA
l' eremita
L’EREMITA
L’eremita se stancato,
e vuol scendere in città,
guarda spia s’avvicina
ma si pente e se ne va,
poi riscende ancor più in basso,
s’avvicina a un casolare,
guarda dentro na finestra,
si spaventa e si ritrae ,
poi s’accosta un’altra volta,
guarda bene poi riguarda
una scatola parlante,
che contiene tanta gente,
ce chi salta chi zompetta
e chi fa trarillalla,
poi pensando qui son pazzi,
alza i tacchi e se ne va.
L’eremita se stancato,
e vuol scendere in città,
guarda spia s’avvicina
ma si pente e se ne va,
poi riscende ancor più in basso,
s’avvicina a un casolare,
guarda dentro na finestra,
si spaventa e si ritrae ,
poi s’accosta un’altra volta,
guarda bene poi riguarda
una scatola parlante,
che contiene tanta gente,
ce chi salta chi zompetta
e chi fa trarillalla,
poi pensando qui son pazzi,
alza i tacchi e se ne va.
A MUNNEZ
CHISTI SO NA BRUTTA RAZZ
STIAMO CO STA BELLA PUZZ
SE TU GUARDI DA TERRAZZ
E NU MARE DE MUNNEZZ
INTA STA CITTA E PUPAZZ
CUNTRULLATA DI SCUGNIZZ
MO CIAVITE RUTTU U CAZZ
SI LASSATI STA MUNNEZZ
NUI CHI SIMMU NATA RAZZ
MO SCINNIMMU CU LE MAZZ
O PIGLIATE STA MUNNEZZ
O NUI VI FACIMMU U MAZZ.
STIAMO CO STA BELLA PUZZ
SE TU GUARDI DA TERRAZZ
E NU MARE DE MUNNEZZ
INTA STA CITTA E PUPAZZ
CUNTRULLATA DI SCUGNIZZ
MO CIAVITE RUTTU U CAZZ
SI LASSATI STA MUNNEZZ
NUI CHI SIMMU NATA RAZZ
MO SCINNIMMU CU LE MAZZ
O PIGLIATE STA MUNNEZZ
O NUI VI FACIMMU U MAZZ.
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